UNIVERSITA' DI PISA - IL GIORNALE DEGLI STUDENTI

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La parola a Carla, impegnata nella mobilitazione

«Io studentessa credo in questa protesta»

«Quest’anno è diverso perché siamo più forti»

arrabbia

I movimenti universitari si uniscono per la mobilitazione. Carla, studentessa di Lettere, fa parte del movimento “Lettere in agitazione”, ma ci tiene a sottolineare che «in momenti come questo le sigle non hanno importanza, la cosa fondamentale è lavorare tutti insieme. Il mondo della formazione ha subito un attacco nel complesso e bisogna agire».

Qual è l’obiettivo di questa mobilitazione?
«Il ritiro in blocco del ddl e di tutti i tagli, ma vogliamo soprattutto che si ripensi l’idea di formazione in questo Paese. Finora abbiamo ottenuto una parziale vittoria, la discussione del ddl alla Camera è stata rimandata».

Cosa ne pensano gli studenti del futuro rettore?
«È presto per dirlo. Sicuramente questo momento di mobilitazione sarà un importante banco di prova, come lo furono le proteste di due anni fa per il professor Pasquali, che si pose in maniera molto negativa».

Il rettore dell’ateneo, in concreto, cosa può fare?
«Innanzitutto può far sentire la sua voce alla Conferenza dei rettori delle Università italiane (CRUI) che negli ultimi anni si è espressa contro gli interessi degli studenti. Nel suo ultimo comunicato, inoltre, la CRUI si è detta dispiaciuta del fatto che il ddl Gelmini non sia già stato approvato o quanto meno discusso in Parlamento».

Che tipo di segnali avete ricevuto da ricercatori e docenti?
«I ricercatori sono stati la scintilla di questa protesta, la classe docente, ora come due anni fa, è un po’ latitante. Speriamo che i professori si risveglino come nel resto d’Europa».

Sembra di vivere un deja-vù: la protesta di due anni fa non ha raggiunto nessun obiettivo, perché quest’anno le cose dovrebbero andare diversamente?

«Quest’anno è diverso perché siamo più forti. Abbiamo i ricercatori dalla nostra parte».

Gli studenti hanno risposto al vostro appello come vi aspettavate?

«Non credo che ci sia stata scarsa partecipazione, pensiamo al fatto che due giorni fa si è tenuta un’assemblea con 1.500 presenti. In generale la consapevolezza è notevole. Da studentessa sono a conoscenza del momento che l’Università sta vivendo e preferisco partecipare attivamente anziché aspettare che le cose cadano dall’alto».




 

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