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Tagliato il 25% dei fondi ai servizi bibliotecari
Biblioteche in crisi
Una riduzione anche da dipartimenti e facoltà
La riduzione dei fondi destinati al funzionamento delle biblioteche di Ateneo è al centro della polemica scatenatasi negli ultimi giorni tra l’amministrazione e un gruppo di studenti di Università 2.0, ricercatori e lavoratori del sistema bibliotecario. Un taglio del 25% (da 750.000 a 560.000 euro) dei finanziamenti arrivato subito dopo il nuovo
regolamento che riunisce il sistema bibliotecario in un unico centro spesa nell’ottica di una “razionalizzazione” e della eliminazione degli sprechi.
Nella situazione di carenza di fondi generalizzata causata dalle politiche del
Governo, a questo va ad aggiungersi la scarsa disponibilità economica di Facoltà e Dipartimenti.
Particolarmente preoccupante è la situazione di Lettere e Filosofia, dove la riduzione complessiva dei fondi dai 330.000 euro del bilancio previsionale ai poco meno di 41.000 effettivamente stanziati, ha portato all'azzeramento totale della voce “biblioteche”.
L’accusa mossa ai vertici dell’Università è quella di aver operato una scelta politica che va a incidere proprio sui veicoli della cultura e della ricerca per eccellenza, i libri, senza aver provato a intraprendere altre strade, penalizzando così gli utenti e i lavoratori del sistema bibliotecario.
Una
petizione online sottoscritta da quasi 700 tra studenti, bibliotecari e docenti da tutta Italia, denuncia inoltre la situazione a rischio dei lavoratori esternalizzati e lancia l’allarme su una possibile riduzione degli orari di apertura, specie nella fascia serale.
Punto principale della raccolta di firme, la richiesta di una seduta aperta straordinaria del Senato dedicata alla discussione del problema, nella quale “chi prende le decisioni” possa “illustrare il nuovo progetto e chiarirne le ragioni”.
Per questo motivo, lo scorso 12 maggio il Senato è stato presidiato da un gruppo di studenti, ricercatori e lavoratori che ha poi pacificamente occupato la sala dei Cherubini quando è circolata la notizia che il Rettore si fosse rifiutato di porre all’ordine del giorno l’istanza formalmente protocollata. La proposta di aprire la riunione successiva a un rappresentante esterno non ha però soddisfatto i manifestanti, che hanno sottolineato come la questione sia di interesse di varie componenti dell’università così come dell’intera cittadinanza, e quindi richieda un momento di dibattito pubblico.
In un
comunicato precedente, l’Ateneo aveva specificato che i tagli, obbligati anche in molte altre voci di bilancio, riguardano le spese di funzionamento e non il sistema bibliotecario, e che gli orari di apertura non subiranno variazioni né ci saranno licenziamenti.
In linea con l’amministrazione, Ateneo Studenti si limita ad aggiungere che “sarà però più difficile acquistare libri e macchine nuove” e propone una rimodulazione dell’orario di apertura straordinaria.
“Molte informazioni circolate negli ultimi giorni sono inesatte - sostiene Renato Tamburrini, dirigente del sistema bibliotecario centrale – ritengo che la politica dell’Università di Pisa sia stata di salvaguardia dei grandi servizi, anche se che col venir meno dei finanziamenti dei Dipartimenti e delle Facoltà si potrebbero creare situazioni di vero e proprio collasso”.
Su questo punto Sinistra per… rivendica il proprio voto a favore della centralizzazione e insiste perché ci sia una vera programmazione economica affinchè si possano formulare proposte concrete per una riduzione del taglio in assestamento di bilancio.
Da qualunque parte la si guardi, la situazione è evidentemente critica: intorno al rincorrersi delle voci di corridoio, l’estrema difficoltà nel reperire dati ufficiali di certo non aiuta a chiarire quali e dove siano le eventuali responsabilità politiche o come effettivamente questi tagli si ripercuoteranno sul sistema bibliotecario. Tutto è rimandato al 9 giugno, quando il Rettore relazionerà in Senato.